Come vendere le azioni di un’impresa

L’incubo di ogni investitore è quello di sbagliare il momento in cui si sceglie di vendere un’azione. Soprattutto nel caso di investimenti di lungo periodo, non è raro trovarsi nella posizione di aver perso gran parte del profitto realizzato perchè non si è venduto al momento giusto.

Le dinamiche della borsa e del trading sono spietate sotto questo punto di vista e non ammettono sconti.

La determinazione del momento in cui si può pensare di vendere deriva da constatazioni proprie dell’investitore e dei traders.

Mancando una regola generale, è ovvio che la responsabilità delle scelte sul timing sia tutta in capo a chi mette sul piatto il capitale. In questa guida cercheremo di darvi dei suggerimenti su quando vendere e a chi rivolgersi per avere una maggiore sicurezza.

Quando vendere un'azione

Quando si decide di investire in azioni puntando sul lungo periodo si deve essere consapevoli che la posizione aperta va mantenuta indipendentemente da quello che può avvenire nel breve e brevissimo periodo. Cosa vuol dire? In pratica, dopo aver inserito un titolo nel proprio portafoglio non lo si deve vendere neppure se il giorno dopo la quotazione di quell’azione dovesse registrare un forte ribasso. Tenere la posizione è la prima regola da seguire per chi punta sul lungo termine.

Un altro buon consiglio è quello di attivare una bonifica dell'azienda, cioè consultare un'agenzia investigativa che si occupi di rilevare ed eliminare qualsiasi fonte esterna di ascolto e intercettazione come cimici e microspie.

A parole questo sembra facile ma nella realtà non lo è. Le azioni sono sempre sottoposte ad una quantità enorme di sollecitazioni. Può accadere, nel corso di una giornata, che il valore dell’azione vada a picco a causa di un rumors su un contratto perso. In una situazione simile il trader incasserebbe una forte perdita. Il rosso potrebbe poi proseguire anche nelle successive sedute fino a quando non arriva una ripartenza dovuta alla smentita dell’indiscrezione.

Primo caso in cui vendere le azioni

Può accadere che prima del lancio di un'importante operazione di acquisizione, il prezzo dell’azione detenuta subisca una forte accelerazione in avanti. Il boom delle vendite è ispirato proprio da una serie di indiscrezioni sull’operazione stessa che viene ritenuta praticamente certa dal mercato. Una variante a questo scenario è quella in cui l’acquisizione sia annunciata dalle stesse parti in causa e tutto sia quindi molto certo.

Vogliamo fare un esempio pratico? Linkedin. Quando Microsoft annunciò l’acquisizione del noto social mettendo sul piatto un prezzo per azione pari al doppio della quotazione, tanti investitori decisero di sbarazzarsi dei titoli in loro possesso. Lo stesso avvenne sulle piattaforme di trading con molti traders che chiusero le rispettive posizioni. La mossa di investitori e traders fu azzeccatissima. Il titolo Linkedin, infatti, dopo l’offerta reale di Gates non avrebbe avuto più margini di crescita.

L’esempio di Linkedin suggerisce che, in caso di acquisizioni ad un prezzo molto alto, è meglio lasciar perdere le logiche di lungo periodo.

Secondo caso in cui vendere le azioni

Alla base della decisione di investire su un’azione ci sono sempre l’analisi tecnica e quella fondamentale. Tutti i traders professionisti invitano sempre ad appuntare su un foglio i motivi alla base della decisione di comprare quell’azione. Si tratta di stilare una sorta di promemoria da conservare gelosamente. Alcune piattaforme di trading consentono di prendere appunti sui grafici, altre no.

Anche qui facciamo un esempio pratico. Può capitare che si decida di aprire una posizione su un CFD, cioè un contratto per differenza, uno strumento finanziario il cui prezzo deriva dal valore di altre tipologie di strumenti d'investimento, legato ad una azione X perchè la quotata di riferimento ha presentato un certo piano industriale. Tale business plan è stato magari giudicato positivamente dagli analisti. E magari sul conto della nostra quotata sono arrivati anche una serie di buy. Tutti questi fattori hanno portato ad investire sull’azione X puntando sul lungo periodo.

Terzo caso in cui vendere le azioni

Esiste anche il caso in cui la soggettività entra in gioco. Si tratta di uno scenario che per alcuni può avere determinate implicazioni, per altri può averne di altre.

Ricorriamo, come sempre, ad un esempio. Può capitare che l’azione su cui si è deciso di investire improvvisamente schizzi in avanti o coli a picco a causa di una notizia di quelle importanti. In questo caso si dovrebbe resistere e non fare assolutamente nulla. Questa strategia è chiaramente giusta ma c’è un'eccezione a questa regola. Se si ritiene che la notizia destabilizzante sia in grado di apportare delle modifiche alle previsioni future sull’asset, allora è meglio agire immediatamente.

Come nel caso due, anche in questa situazione sarebbe necessario andare a guardare agli elementi che hanno portato all’inserimento dell'azione nel portafoglio. Se la notizia improvvisa è capace di cancellare quegli elementi, allora è il caso di vendere.

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